Automobili Estrema Fulminea: la hypercar elettrica da 2.040 cavalli che voleva rinascere nella fabbrica Bertone di Grugliasco

Gianfranco Pizzuto con la Automobili Estrema Fulminea

In Italia di Automobili Estrema si è letto soprattutto il comunicato: una hypercar elettrica da 2.040 cavalli, 61 esemplari, batterie allo stato solido, un nome che suona come un fulmine. Quello che di solito non si racconta è il resto. Che il suo fondatore, Gianfranco Pizzuto, è stato il primo investitore della Fisker. Che il progetto è nato da una chat di WhatsApp durante il lockdown, come terapia contro la depressione. Che Estrema ha rotto con il fornitore originale delle celle e ora ne mette in concorrenza tre. E che Pizzuto ha passato più di un anno a cercare di salvare la fabbrica di Grugliasco dove Marcello Gandini disegnò la Miura, sbattendo contro un muro di promesse. Pizzuto ha raccontato tutto a Not Enough Cylinders, senza condizioni. Visto dalla Spagna, dove una fabbrica d’auto chiusa a Barcellona è stata riconvertita all’elettrico, il suo racconto su Grugliasco fa ancora più male.

Franco

Chi lo conosce lo chiama Franco. È nato nel 1961 vicino a Venezia ed è cresciuto a Merano, in Alto Adige. Ha cominciato a fare impresa nel 1983 e nel 1989 ha fondato con tre soci la FAE, oggi leader mondiale nelle attrezzature per macchine agricole, forestali e da cantiere. Un mestiere poco glamour, ma che gli ha dato una solidità da industriale.

La passione però erano le auto. Nel 2007, lasciata la FAE per tensioni interne che lo stavano portando al burnout, conobbe Henrik Fisker, il designer danese della BMW Z8 e dell’Aston Martin DB9, che stava fondando la sua casa in California. Franco mise due milioni di dollari come primo investitore e aprì la Fisker Italia, primo distributore europeo. Nel suo showroom c’era la primissima Karma da salone, color Laguna. Oggi conserva ancora due Karma: quella Laguna e la Signature Edition numero 61.

La lezione della Fisker

La storia della Fisker è nota: i premi, i clienti famosi, il prestito da 529 milioni del Dipartimento dell’Energia americano, il fornitore di batterie A123 fallito, l’uragano Sandy che nel 2012, nel porto di Newark, mise fuori uso 338 Karma con l’acqua salata e ne fece bruciare sedici, poi la bancarotta. Franco ha vissuto anche capitoli che non sono finiti sui giornali: un investitore fantasma che promise cento milioni e lasciò il conto a zero, e una proposta a Sergio Marchionne per creare la FFCA, Fiat Fisker Chrysler Automobiles, che Marchionne respinse.

Fisker Karma

Dopo la Fisker ha lavorato come consulente, ha importato in Europa la Fiat 500 elettrica californiana sviluppando per lei una batteria ad alta tensione nuova, ha provato a fare una squadra di Formula E. "Ho imparato a nuotare con gli squali", dice. Poi, nel 2020, la pandemia lo ha fermato per la prima volta. "Mai nella mia vita avevo conosciuto una sensazione di impotenza e di oppressione così. Per molte settimane non si poteva uscire, viaggiare, fare la normale attività di un imprenditore. Abituato da sempre a muovermi a livello internazionale, quella forte frustrazione mi ha depresso."

Progetto Hypercar

La sua risposta fu sognare. Aprì un gruppo WhatsApp chiamato "Progetto Hypercar" e cominciò ad aggiungere amici. Il primo fu l’ingegnere Roberto Olivo, veterano dell’industria, chiuso in casa anche lui. Alla fine dell’estate del 2020 bisognava decidere: smettere di giocare o fondare un’azienda. Franco richiamò Roberto, che era in vacanza in Sicilia a fare snorkeling e non rispose. Quando richiamò, Franco gli chiese se lo avrebbe aiutato. Roberto disse sì. Nell’ottobre 2020 nacque Automobili Estrema, tra Modena e Torino.

"Essere creativi cercando la bellezza insieme a un gruppo di amici può essere visto come un processo terapeutico contro la depressione", dice Franco. E lo riassume così: "La grande bellezza mi ha curato." Il motto aziendale è "Per aspera sic itur ad astra", e la filosofia poggia su quattro parole: romanticismo, eleganza, purezza ed equilibrio. Lo stemma porta un fulmine tricolore che trafigge uno scudo azzurro con la trama della fibra di carbonio.

La Fulminea

I numeri sono fatti per colpire. Quattro motori elettrici, trazione integrale con torque vectoring, 1,5 megawatt, cioè 2.040 cavalli. Da 0 a 100 in circa 2 secondi e, soprattutto, da 0 a 320 km/h in meno di 10. Velocità massima stimata intorno ai 415 km/h, anche se la casa ha parlato di limitarla a circa 350.

Quando gli chiediamo che cosa distingua la Fulminea da una Rimac Nevera o da una [Pininfarina Battista](https://notenoughbattery.com/it/pininfarina-battista-carrozzieri-cuore-rimac/), due auto che il nostro sito gemello Not Enough Battery ha raccontato a fondo, Franco non esita. "Quelle hypercar sono già un po’ datate e usano celle convenzionali, con batterie molto pesanti. Vogliamo dare alla Fulminea un’anima che regali ai futuri proprietari emozioni simili a quelle di una hypercar con motore a combustione." La [Rimac Nevera R](https://notenoughbattery.com/it/rimac-nevera-r-creatore-non-ci-crede/), l’ultima evoluzione della croata dei record, mostra bene la strada che Estrema vuole evitare.

Automobili Estrema Fulminea in azzurro Savoia

La scommessa tecnica è la batteria. La Fulminea vuole essere la prima auto stradale a combinare celle allo stato solido e ultracondensatori nello stesso pacco. Altri hanno usato i supercondensatori, come la Lamborghini Sián, ma insieme a normali celle agli ioni di litio. Stato solido più ultracondensatori, in un’auto di produzione, non l’ha ancora fatto nessuno.

E qui c’è la notizia che possiamo confermare di prima mano. Estrema ha chiuso la collaborazione con ABEE, il fornitore originale delle celle allo stato solido, e lavora in parallelo con tre aziende alternative per capire quale manterrà le promesse. Prosegue invece la collaborazione con IMECAR Elektronik per la costruzione del pacco. Tre fornitori insieme: la Fisker morì anche perché dipendeva da uno solo, la A123, e Franco non l’ha dimenticato.

Il pacco da 100 kWh, con gli ultracondensatori sull’asse anteriore per sfruttare al massimo la frenata rigenerativa, resta il cuore del progetto, con 520 km di autonomia WLTP previsti. Il peso obiettivo invece è cambiato: le simulazioni attuali parlano di 1.800 chili, non dei 1.500 annunciati all’inizio. Sono comunque circa 350 chili meno di una Rimac Nevera. Il risparmio dovrebbe arrivare dalle celle allo stato solido e da materiali di derivazione aerospaziale stampati in 3D con una società nata da uno spin-off di Airbus. Il peso resta il grande nemico delle hypercar elettriche, come racconta Not Enough Battery a proposito della [Lotus Evija](https://notenoughbattery.com/it/lotus-evija-leggerezza-tradita-battista/), l’auto più pesante della marca della leggerezza.

Automobili Estrema Fulminea vista dall'alto

Telaio e carrozzeria sono in fibra di carbonio. Le ali anteriori e posteriori corrono lungo la fiancata disegnando un fulmine, c’è un alettone regolabile, una pinna di squalo, un diffusore enorme e le porte ad ali di farfalla. Cerchi OZ Racing, gomme Bridgestone, che proverà l’auto nella sua pista di Aprilia, a sud di Roma, quando il prototipo sarà finito. Tra i partner ci sono anche McLaren Applied, Epta Design e Bieffe Project. "La Fulminea è la parte sexy del progetto", dice Franco. "Uniamo questa parte sexy con la parte economica."

Sessantuno esemplari in azzurro Savoia

Ne verranno costruite 61. "È il mio numero fortunato. Sono nato nel ’61." Come la sua Karma Signature Edition. Il colore di lancio è l’azzurro Savoia, quello della nazionale e della casa reale, ma i clienti potranno scegliere qualsiasi tinta. Prezzo di partenza intorno ai 2,3 milioni di euro, che con la personalizzazione possono superare i 3. Per rientrare dell’investimento servono almeno dieci auto; arrivare a 61 sarà durissima, e Franco lo sa. La produzione sarà affidata a un’azienda italiana specializzata in pezzi unici, solo su ordinazione. Il contrario della Fisker.

Grugliasco, la fabbrica della Miura

Nel novembre 2023 Franco scoprì che Stellantis aveva messo in vendita l’ex stabilimento Maserati di Grugliasco: 210.000 metri quadrati per 25 milioni di euro, annunciati su un portale immobiliare come un appartamento qualsiasi. Era la fabbrica costruita dalla Carrozzeria Bertone nel 1959, dove lavorarono Giugiaro e Marcello Gandini. Lì Gandini, a 27 anni e appena diventato capo dello stile dopo il passaggio di Giugiaro alla Ghia, disegnò in circa quattro mesi la Lamborghini Miura. Dal 2013 la Maserati ci assemblava Quattroporte e Ghibli, con fino a 1.700 dipendenti.

Ex stabilimento Carrozzeria Bertone a Grugliasco

Franco voleva farne l’Estrema Technology Hub: più aziende, un’accademia, la linea della Fulminea. Visitò la fabbrica più volte, portò investitori dall’Austria, raccolse lettere d’intenti, incontrò il sindaco di Grugliasco, la Regione Piemonte e il governo a Roma. "Tante belle promesse, ma nessun aiuto concreto. Dopo più di un anno di lavoro ho dovuto rinunciare. Sembra che al mio paese non interessi produrre auto elettriche. Si sta impegnando molto, invece, a favore dell’industria bellica." Gli scrissero operai Maserati e fornitori che ci avevano sperato. L’ultima volta che ci è passato, pochi mesi fa, ha avuto voglia di piangere: "È tutto deteriorato, al punto che non credo valga la pena salvare quello che resta."

Lo sguardo da Barcellona

Da spagnoli, questa parte della storia colpisce in modo particolare. Quando nel 2021 la Nissan chiuse la sua storica fabbrica nella Zona Franca di Barcellona, una parte dello stabilimento venne rilevata e riconvertita alla produzione di auto elettriche con il marchio Ebro, rinato per l’occasione con l’aiuto di un partner cinese. Si può discutere molto su come sia andata, ma la fabbrica non è stata lasciata marcire. A Grugliasco, nel luogo dove è nata la supercar moderna, nessuno ha voluto provarci. È il dettaglio che i giornali italiani hanno raccontato meno.

Che cosa viene adesso

Franco non dà date precise, ma spera di consegnare la prima Fulminea entro la fine del 2027. "Anche al grande Horacio Pagani ci vollero sette anni per completare la sua prima Zonda", ricorda, e la storia di Pagani e della Zonda dimostra che i piccoli costruttori italiani possono farcela se resistono abbastanza. L’idea di portare la Fulminea al Nordschleife per il record delle elettriche di serie resta, ma la decisione arriverà dopo le prove ad Aprilia.

Automobili Estrema Fulminea esposta

A chi pensa che sia l’ennesima hypercar fatta solo di rendering, risponde senza difendersi: "Mi importa poco dire qualcosa. Nella mia vita ho già realizzato moltissimo. E anche se la Fulminea non arrivasse in produzione, per me non cambierebbe nulla." La prima cosa che farà se arriverà in produzione e batterà il record? "Prendo mia moglie e andiamo in luna di miele. Siamo sposati da più di trent’anni e non abbiamo mai avuto il tempo di farla." Dietro una hypercar da 2.040 cavalli c’è un uomo che da tre decenni promette una vacanza alla moglie, la stessa che lo ha tirato fuori dal burnout e lo ha sostenuto quando la Fisker è crollata.

Gli abbiamo chiesto perché creda ancora nel "per aspera ad astra" dopo che la prima volta lo ha portato al fallimento e non alle stelle. "Anche se l’azienda è fallita economicamente, non si può dire che sia stato un fallimento in sé. Partendo da un foglio bianco abbiamo progettato e prodotto una delle auto più belle e rivoluzionarie degli ultimi vent’anni. Solo con l’impegno e attraverso le difficoltà si arriva al successo."

Controlla di essere ancora vivo.

Foto: Automobili Estrema; Calreyn88 (CC BY-SA 4.0), A1AA1A (CC BY-SA 4.0) e SurfAst (CC BY-SA 3.0), via Wikimedia Commons.

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